Heidi torna al cinema da oggi: film e anime dell’orfanella amata da tre generazioni

Anuk Steffen (Heidi) e Bruno Ganz (il nonno)
La storia di Heidi torna al cinema. Da oggi il nuovo film ispirato al personaggio inventato dalla scrittrice Johanna Spyri nel 1880 (lo stesso che da cui è tratto l’anime) approda nelle sale cinematografiche italiane. Il lungometraggio di Alain Gsponer, distribuito da Lucky Red, è molto fedele al romanzo della scrittrice svizzera e può contare su un cast che comprende Bruno Ganz (che 12 anni fa prestò il volto a Hitler ne “La caduta”), Anuk Steffen, Katharina Schüttler e Peter Lohmeyer.

SINOSSI
Heidi è una bambina felice che vive in compagnia del nonno in una piccola casetta sulle montagne svizzere. Insieme al suo migliore amico Peter si diverte prendendosi cura delle caprette e godendosi la libertà della vita sui monti. Ma queste giornate spensierate si interrompono quando la zia Dete decide di portare Heidi a Francoforte. Lì dovrà fare compagnia a Klara, la figlia del ricco Signor Seseman, e insieme a lei imparare a leggere e scrivere sotto la supervisione della severa signorina Rottnmeier. In città Heidi conoscerà quindi un’amica inseparabile e l’amore per la lettura, ma la nostalgia delle sue amate montagne e di suo nonno si faranno sentire presto…
Trailer e sinossi del film ci immergono subito nell’atmosfera che tre generazioni e più di grandi e piccini hanno imparato a conoscere e amare; una storia ambientata in un paesaggio meraviglioso, fatto di campi, valli e cime, cioè quello svizzero. Véronique Kanel di Svizzera Turismo, intervistata dal portale Swissinfo, ha evidenziato l’importanza di Heidi nel contesto turistico elvetico «(…)La storia è diventata un simbolo della Svizzera in tutto il mondo. È associata alle belle montagne, ai paesaggi alpini, a una vita priva delle preoccupazioni urbane. L’impatto più singolare della storia di Heidi sul turismo è legato al cartone animato di Hayao Miyazaki del 1974. La serie ha portato generazioni di turisti giapponesi in Svizzera, curiosi di vedere la vera terra di Heidi. Il cartone è stato diffuso in tutto il mondo e in alcuni paesi, come in Italia, ha avuto un successo straordinario».
L’Italia, infatti, è stato uno dei Paesi in cui Heidi ha avuto maggiore successo. La serie è stata trasmessa per la prima volta su Rai 1 dal febbraio al giugno del 1978 e, incredibile ma vero, è ancora in onda quotidianamente (dal lunedì al venerdì nel contenitore mattutino di Italia 1). 
Ma facciamo un passo indietro. L’animazione commerciale giapponese degli anni Settanta è spesso legata erroneamente al solo genere fantascientifico; anche se titoli come “Il Grande Mazinga”, “Jeeg Robot uomo d’acciaio” sono pezzi importanti di storia dell’animazione, questo periodo ha visto la nascita di nuovi studi di produzione, i quali hanno iniziato a sperimentare e creare nuovi generi. 
Il saggio storico scritto per Tunuè da Guido Tavassi ricorda come nel 1973 la neonata Zuiyo Eizo (che sarebbe diventata poi la Nippon Animation) era riuscita a coinvolgere Isao Takahata e Yoshiyuki Tomino in un nuovo progetto, cioè l’adattamento del romanzo del 1880 “Heidi”. L’opera letteraria era stata già oggetto di un episodio pilota nel 1967 dallo studio TCJ, ma l’idea era stata poi abbandonata. 
Nei primi anni del decennio alcuni studi giapponesi avevano intessuto relazioni e collaborazioni con studi europei, avviando delle vere e proprie coproduzioni. Così è stato anche nel caso di Heidi, prodotta insieme alla tedesca Taurus Film. L’adattamento televisivo, composto da 52 episodi, uscii nel ’74 con il titolo di アルプスの少女ハイジ (Alps no shoujo Heidi, cioè “Heidi, la fanciulla delle Alpi”) e fu acclamato da tutti come un capolavoro. A lavorare alla serie, oltre a Takahata come regista e Tomino, anche un giovane Hayao MiyazakiYōichi Kotabe (Illustratore ufficiale di Mario) e Takeo Watanabe.
Heidi e le serie conosciute in Italia con il nome di “Vicky il vichingo” e “L’Ape Maia” si pongono tra le opere alla base di una lunga tradizione di serie tratte dalla moderna letteratura per ragazzi occidentale, facenti parte di un progetto editoriale chiamato Sekai Meisaku Gekijō (Teatro dei capolavori mondiali).
Il Meisaku prevedeva una serie di anime prodotti con cadenza annuale tra il 1975 ed il 1997 (e dal 2007 al 2009) dalla Nippon Animation che venivano trasmessi la domenica sera alle 19.30 dall’emittente giapponese Fuji TV e comprende opere entrate a far parte dei classici degli anime, tra cui “Anna dai capelli rossi”. 
In Italia, Heidi è arrivato nel ’78, con la celebre sigla scritta da Franco Migliacci e cantata da Elisabetta Viviani, cover della colonna sonora tedesca e non di quella giapponese. A distanza di più di trent’anni dalla prima messa in onda è entrata diverse volte nella classifica mensile dei 5 programmi più visti nella fascia d’età 4-14 anni.
Lo scorso anno una coproduzione europea composta da Planeta Junior, Studio 100, Flyingark, TF!/TIJIe ZDF/KIKA ha realizzato una nuova serie animata, questa volta in 3D, per adattare le storiche avventure ai bambini di oggi, sempre più abituati a narrazioni dai ritmi più incalzanti e a nuovi personaggi. Questa nuova serie non è stata accolta come quella degli anni Settanta; sono diverse le critiche del pubblico, a cominciare da quelle sull’aspetto della protagonista, ritenuta troppo esile in confronto all’originale. 

Purtroppo, questa nuova serie, non ha fatto breccia nei nostri cuori. Sarà che il target di riferimento è parecchio diverso dal nostro attuale, sarà che le emozioni che i disegni e la storia ci hanno trasmesso negli anni, proprio come le parole della storica sigla, sono impressi nella nostra mente e nel nostro cuore in modo indelebile. 
Fonti Swissinfo / Lucky Red / Wikipedia / Kidscreen / Storia dell’animazione giapponese / MovieForKids / Corriere
Ulteriori informazioni sul film sono facilmente reperibili sul portale Swissinfo, sul sito ufficiale di Lucky Red (il quale ha pubblicato anche diverse clip su Youtube)

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