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Le “Perfect Edition” e il futuro dei Manga Rétro

Quando si guarda la situazione dell’editoria italiana ed in particolare nel settore della pubblicazione di manga, la parola che viene in mente è “compromesso“. Va sottolineato che, nonostante la crisi tanto economica quanto – di conseguenza – editoriale, l’Italia ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni. Basti ricordare come la pubblicazione di manga avveniva perlopiù – od esclusivamente – tramite edicola e non fumetteria propriamente detta, e l’impaginazione seguiva i canoni del fumetto occidentale, come la stessa lettura da sinistra a destra, al punto che la parola “manga” era assolutamente sconosciuta.

Negli ultimi anni siamo stati testimoni anche di una lenta trasformazione in Italia dal fumetto scarno e di qualità mediocre ad uno pregevole e di qualità superiore. Ecco che si sono viste spuntare perfino le sovracopertine, le variant cover, le cover rinforzate e con alette, e pagine con carta di qualità superiore.

Allora perché parlare di compromesso?

Il compromesso si ha nel momento in cui ci si confronta – e come non farlo? – con la situazione nel Paese del Sol Levante. Ovviamente paragonare una realtà come la nostra, in cui il manga è moda di nicchia, al Giappone, in cui il manga è un prodotto giornalmente acquistato un po’ ovunque, è un’esagerazione.

Di solito si tende a ristampare in edizioni diverse – più costose e naturalmente più pregiate – manga che hanno venduto tantissimo, o che hanno successo a distanza di decenni (come il caso Death Note¹), o semplicemente i manga cult che hanno fatto la storia del fumetto orientale. In Giappone sono molti i manga ristampati in edizioni patinate, ad iniziare dalle Perfect Edition, corredate da pagine a colori, di Dragon Ball. In Italia è il fenomeno di serie considerate più cult e ristampate in formato di qualità che sta andando più di moda, invece².

Sarà per il nostro gusto nostalgico del periodo incantato degli anni ’80-’90, in cui anime, e in minor parte i manga, erano giornalmente nella routine del bambino o teenager medio in Italia. Le case editrici italiano sanno bene che intere generazioni sono cresciute a pane e Heidi. Così, ad esempio, la Star Comics ha saputo navigare sulla cresta dell’onda e pubblicare delle Perfect Edition, sull’orma di quelle giapponesi, di manga “classici”. Queste ormai stanno coprendo sempre più serie rétro. Si tratta di edizioni sicuramente interessanti, robuste e che spesso hanno subito un’attenta revisione dei testi. Com’è scontato che sia, questo prevede un aumento di prezzo, che se per le prime collane come Maison Ikkoku si aggirava intorno ai 7 €, per le ultime edizioni, come  il recente Rocky Joe, attualmente in commercio, raggiunge gli 8 €.

Non c’è dubbio che sono edizioni ottime ed è proprio osservandole da vicino che ci si rende conto dei “compromessi”, come detto poco fa. E non parliamo solo del fatto che molte di queste Perfect Edition provengono da una fonte giapponese che magari risale fino a 10 anni fa. Ma parliamo del fatto che spesso paragonando le stesse edizioni giapponesi ed italiane avremmo una brutta sorpresa.

Per poter fare un paragone basta avere tra le mani una Perfect Edition, come la chiameremmo noi, giapponese³. Ad esempio, possiamo analizzare il recentissimo caso di Sailor Moon. Si tratta di una serie edita in Giappone in 12 volumi tankōbon al prezzo di 529 ¥ l’uno (all’incirca 4 €). Per celebrare l’anniversario dei 20 anni della saga ideata da Naoko Takeuchi, sono stati pubblicati 10 volumi “Perfect Edition” dopo un’attento remaster digitale di tutte le tavole. Inoltre, sono state pubblicate tutte le tavole originariamente a colori, sono stati modificati al computer alcuni dettagli ed eliminate le imperfezioni, fino alla scelta di una carta di formato A5, quindi più grande, estremamente liscia, spessa e satinata. Il risultato è un’edizione costosa – 1.620 ¥ a volume, che equivalgono a circa 13 € – ma estremamente curata, che non lascia spazio ad alcun difetto.

Nelle edizioni italiane il compromesso si riscontra spesso nelle pochissime pagine a colori, in intere collane completamente lasciate in bianco e nero, nella carta in alcune collane bianchissima, mentre in altre occasioni si riscontra una carta più ruvida ma più o meno passabile per essere un’edizione con i fiocchi . Il prezzo, infatti, denota il fatto che parliamo di edizioni ottime ma non eccellenti, nonostante ci siano in commercio edizioni sicuramente più scarne ma molto più costose.

Qual è il futuro dei manga in Italia?

In definitiva, il futuro del manga in Italia ha speranze di elevarsi ulteriormente come prodotto di qualità. Lo si nota da alcune pubblicazioni recenti, come ad esempio quella di Devilman Omnibus, edita da J-pop e pubblicata con tutte le tavole a colori del manga originale, senza contare il formato A5 (ed il peso fisico del volume da 649 pagine) e una carta, seppur troppo leggera, che convince (il prezzo infatti ammonta a 39.90 €).

Ci sono stati dei momenti di gran sconforto, come nel vedere “Io sono Dragon Ball“, pessima a nostro parere edizione Star Comics dei primi due volumi dell’opera di Akira Toriyama accorpati insieme in formato A4, senza pagine a colori o altro di rilevante. Se si guarda un mercato diverso, come quello britannico o americano, troviamo manga dai prezzi stellari (un esempio sono le edizioni della Viz Media), che, benché non siano mai meno costosi di 10 €, dimostrano una cura maniacale per la qualità del prodotto e della carta usata.

Tuttavia, anche in un quadro come quello italiano, vessato da una situazione particolare e perciò governato da una politica “del risparmio” editoriale, ci sono stati, soprattutto negli ultimi tempi, degli sprazzi di luce che permettono a chi davvero ha a cuore il mantenere la fedeltà all’archetipo giapponese – com’è giusto che sia – di poter immaginare un’ulteriore evoluzione nei prossimi anni e di raggiungere un rapporto qualità prezzo adeguato. Noi siamo molto fiduciosi a riguardo.

¹- Il caso Death Note consiste nel fatto che la serie, pubblicata inizialmente in Giappone nel 2004 col primo tankōbon, ha avuto una grande risposta a livello globale, grazie anche alla transmedialità del franchise, e ha visto nascere diverse edizioni, tra cui la prima americana nel 2005. Nel 2011 l’azienda statunitense Viz Media ha iniziato a pubblicare la cosiddetta Black Edition, che contiene 2 tankōbon in 1, in formato grande, sfruttando il successo crescente dei live-action dedicati alla serie.

²- Molte di quelle che vengono pubblicate solo ora in Italia, sono ri-edizioni in formato kanzenban (vedi nota 3) che hanno visto la luce diversi anni fa in Giappone. Tuttavia, c’è da sottolineare che in Giappone la moda delle ristampe in kanzenban non è così forte come può sembrare. Sicuramente ci sono casi come la ri-edizione di Monster di Naoki Urasawa in kanzenban, che è quella che, forte di un’ottima qualità di partenza, è approdata poi da noi. Di solito, però, il manga viene stampato subito in un buon formato, mentre la moda di ristampe su formati giganti si sta diffondendo soprattutto in America, dove ancora oggi si pubblicano serie come ad esempio “L’Attacco dei Giganti – Colossal Edition“.

³- All’estero si tende a chiamarla come “omnibus edition”, in Giappone si può utilizzare il termine “kanzenban”, mentre da noi si sta diffondendo il nome “perfect edition”.

Fonte immagini: Pagine Facebook di J-pop Manga e Editzioni Star Comics e il blog Sailor Moon Collectibles.

Marcello Cuomo
divoratore compulsivo di prodotti otaku, collezionista ossessivo e amante del Sol Levante, come Umaru-chan passa momenti di letargo davanti ad una SmartTV con un bell'anime in BluRay.

One thought on “Le “Perfect Edition” e il futuro dei Manga Rétro

  1. Interessante tema di analisi sull’editoria del manga. Indubbiamente da quando ho comprato il mio primo volumetto in un chioschetto che lo proponeva in alternativa al fumetto di Topolino le cose sono cambiate parecchio…l’articolo propone interessanti spunti ma non mi é ben chiara l’intenzione editoriale dell’autore; ho colto la non completa soddisfazione per la situazione attuale ma alcuni passaggi mi sono sembrati un po’ discordanti. Non si tratta di un attacco all’autore ma dato che l’articolo ha attirato la mia attenzione vorrei capire meglio il suo punto di vista

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